Intervista del Corriere della Valle a Mons. Lovignana su pastorale e attualità

22 giugno 2017

Mons. Lovignana

1°) L'assemblea diocesana dei Consigli Pastorali parrocchiali del 25 marzo è stata un momento molto bello di Chiesa. Un documento di sintesi che verrà proposto come traccia di lavoro ai Consigli pastorali parrocchiali che dovrebbero riunirsi per zone. Che cosa si può già dire sul lavoro svolto?

Più che un lavoro svolto si tratta di un'esperienza vissuta, un'esperienza di Chiesa che si incontra, impara a conoscersi, ad ascoltarsi e a dialogare, senza pretendere di arrivare ad un risultato immediatamente tangibile (documenti, iniziative ...). Era del resto questo l'obiettivo che ci si proponeva e che riassumerei in due slogan: insieme è meglio! la comunione evangelizza! Chi ha preparato l'Assemblea ha pensato ad un'esperienza di semplicità e di fraternità che rimanesse come un metodo nel cuore e nell'intelligenza dei partecipanti per poter essere tradotta nella vita delle singole comunità parrocchiali o nelle reti di comunità. La fraternità comunitaria è oggi una vera urgenza di futuro.

2°) Ha colto qualche costante nei gruppi di lavoro dell'Assemblea?

Leggendo le sintesi dei tavoli e degli ambiti di lavoro assieme all'équipe che ha curato l'Assemblea, si nota la forza della Parola di Dio con cui ogni gruppo ha iniziato il suo percorso, Parola capace di infondere fiducia e speranza. Abbiamo poi notato due temi ricorrenti: famiglia e collaborazione tra le parrocchie. Sottolineo quest'ultimo. Nei diversi tavoli è stata registrata la gioia di trovarsi e di condividere tra comunità diverse, tanto da far dire a molti che lavorare insieme tra comunità vicine non è solo una necessità dei tempi, ma una ricchezza che da respiro e slancio a tutti, anche alle comunità grandi. La speranza è che si sia messo in moto uno stile che a poco a poco cambi il nostro modo di vivere la comunità e il rapporto tra le comunità.

3°) Con il prossimo Anno Pastorale inizierà il suo primo ciclo di visite pastorali ufficiali. Si parte dalla città. Lei intende farlo con uno stile nuovo. Di cosa si tratta e quali sono le sue attese?

In realtà si tratta di un secondo ciclo dal momento che ho già visitato una prima volta tutte le comunità della diocesi ed è stata un'occasione buona di conoscenza e di confronto.
La modalità della seconda visita pastorale sarà molto semplice e, nelle sue linee essenziali, è stata elaborata con il Consiglio pastorale diocesano: stile missione popolare privilegiando l'annunzio e l'ascolto orante della Parola di Dio rispetto all'incontro del Vescovo con tutti i gruppi e tutte le categorie, eccezion fatta per gli ammalati e gli anziani che non possono partecipare alle riunioni comunitarie. La visita si propone di promuovere la collaborazione tra le parrocchie e dunque si muoverà su un registro zonale o interparrocchiale. Non volgiamo moltiplicare le iniziative legate al momento della visita, ma incominciare alcuni processi pastorali che incidano sulla vita delle comunità e soprattutto che continuino dopo la visita pastorale. Per la Città di Aosta, da cui la visita prenderà avvio, sono stati individuati quattro ambiti: famiglie, giovani, ministerialità, un centro di spiritualità.

4°) Tra Aprile e Giugno abbiamo assistito a tre ordinazioni e due lettorati. Il problema delle vocazioni rimane comunque centrale...

La dimensione vocazionale è centrale per la vita cristiana e riguarda tutti i giovani e non solo coloro che sono chiamati al sacerdozio. Per questo il Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani mette insieme fede e discernimento vocazionale. La prospettiva vocazionale è innanzitutto pensare alla propria esistenza come dono di Dio creatore, mediato dall'amore e dalla chiamata alla vita da parte dei genitori. È la prospettiva della fede. In secondo luogo è progressiva assunzione della propria libertà da coniugare con responsabilità e solidarietà. In questo senso il discernimento vocazionale è anche imparare a governare le proprie passioni e ad orientare al bene le potenzialità intellettive, affettive, sessuali, creative che ognuno porta dentro di sé; imparare a coltivare in maniera aperta e rispettosa le relazioni con gli altri, a formulare criticamente il proprio giudizio sul mondo e sulla storia, a farsi carico del bene comune ...

5°) La carenza di sacerdoti rimane comunque un grave problema.

Certamente. Non voglio e non posso minimizzarlo. Anzi invito tutte le comunità ad intensificare la preghiera per le vocazioni sacerdotali. Voglio però dire che vocazioni al matrimonio cristiano, alla vita consacrata e al ministero ordinato possono nascere e crescere soltanto sullo sfondo di maturazione verso l'età adulta che ho cercato di descrivere prima. Tra l'altro sempre di più dobbiamo vedere che le tre vocazioni crescono insieme. In questo senso, ancora una volta emerge come fondamentale il tema dell'accompagnamento spirituale dei giovani: non c'è cammino di fede e maturazione della libertà senza la presenza di adulti seri e credibili, e soprattutto disponibili a dedicare tempo ed energie.

6°) I temi bioetici sono sempre più al centro della scena - dal fine vita all'utero in affitto - appare sempre più difficile trovare punti d'incontro con il mondo laico. Il principio della libertà ha soppiantato quello della responsabilità. E' un'analisi troppo dura?

No, non credo sia troppo dura, ma abbastanza realistica. Sono fautore del dialogo, ma mi pare che a volte sia solo la Chiesa a cercarlo e a volerlo e che questa nostra disponibilità rischi di essere intesa come debolezza e mancanza di argomenti. Non penso che sia il principio della libertà ad avere soppiantato la responsabilità, piuttosto è una visione solipsistica dell'uomo, l'individualismo sfrenato che fa oggi dell'uomo occidentale un essere stanco, triste, ripiegato su stesso. Così siamo sempre meno liberi, proprio perché legati, incatenati (al personale sentirsi bene, all'uso individualistico del tempo e delle relazioni, alla privatizzazione delle scelte, anche etiche, ....) e sempre meno capaci di sogni grandi, di slanci generosi verso l'altro e verso l'alto, verso il futuro...

7°) Come Chiesa che cosa possiamo fare?

Innanzitutto parlare e non mettere la testa sotto la sabbia. Sono convinto che sui temi bioetici, per quanto non politicamente corretta, la posizione della Chiesa sia spesso l'unica che si mette davvero dalla parte dei piccoli, degli ultimi. Non dobbiamo dimenticare che la nostra cultura è terribilmente schizofrenica e violenta. Faccio un esempio: in nome dei diritti umani combattiamo, e giustamente, la pena di morte perché ogni individuo ha diritto alla vita e alla possibilità di redimersi; contemporaneamente siamo disposti ad accettare nel nostro ordinamento la soppressione violenta di migliaia di bambini, assolutamente indifesi, che vengono uccisi nel grembo materno, negando loro radicalmente il diritto alla vita ... Gli esempi potrebbero essere moltiplicati pensando al corso della vita (lavoro, assistenza medica, diritti sociali ...) e al fine vita ...
Che cosa può fare la comunità cristiana? Tre cose: una catechesi seria sul tema della vita per giovani e adulti credenti; una testimonianza generosa e concreta che dice la fede nel Dio della vita da parte delle nostre comunità; un lavoro scientifico e di comunicazione da parte di laici credenti e competenti nelle diverse discipline, dalla filosofia alla bioetica, passando per biologia, medicina, economia, scienze politiche ...

8°) Si è concluso il primo anno del percorso #iopartecipo. Qual è il suo giudizio sul cammino e quali sono le sue attese in merito ad esso?

Ritengo che si tratti di una buona cosa che la diocesi è riuscita a mettere in piedi grazie al lavoro generoso e competente di un gruppo di laici che ha creduto nel progetto che ho lanciato e vi ha investito intelligenza, tempo e capacità. Di questo li ringrazio di cuore. La migliore ricompensa è data dalla trentina di giovani che hanno aderito al percorso di formazione alla partecipazione all'impegno sociale e politico. Spero che questi giovani possano e vogliano continuare anche nel secondo anno.

9°) Quali attese?

Tante e in due direzioni. La prima è che il percorso possa essere riproposto ancora dopo il primo ciclo, magari migliorato in base alle osservazioni fatte sul campo da parte dell'equipe che lo ha ideato e condotto. La seconda direzione è che i giovani che lo hanno seguito possano inserirsi nella vita sociale e politica della nostra Valle con generosità e competenza, guidati dalla fede in Gesù Cristo e legati alle loro comunità, non cercando posizioni o vantaggi personali, ma ponendosi al servizio del bene comune ... Sottolineo «legati alle loro comunità» perché ritengo che la loro presenza e la loro azione debba essere anche di animazione rispetto ai ragazzi, ai giovani e agli adulti delle loro parrocchie per sensibilizzarli e formarli alle tematiche della Dottrina sociale della Chiesa e al conseguente impegno.

10°) Nelle sue omelie lei spesso pone come centrale il tema della fraternità, della cura delle relazioni. Oltre che l'applicazione di un'ideale evangelico che pone al centro perdono e misericordia sembra anche una ricetta non soltanto per le nostre comunità ma per la società tutta intera. Qual è il suo particolare messaggio per la comunità diocesana e per quella valdostana?

Sì, penso che il tema della fraternità sia centrale per una comunità cristiana e questo per la qualità evangelica della sua vita, per l'annuncio di Gesù Cristo agli uomini di oggi e per il compito di essere segno e strumento dell'unità di tutto il genere umano. Questo compito sta nel DNA della Chiesa, germe iniziale del Regno di Dio, ed è stato richiamato con forza dal Concilio proprio all'inizio della Lumen Gentium.
Insisto sulla fraternità perché credo che sia tema centrale, ineludibile e vincente per la Chiesa di oggi, inviata ad un mondo che ha disperato bisogno di sentirsi dire che volersi bene, andare d'accordo, vivere in pace è possibile. Noi questo lo possiamo dire con il Vangelo di Gesù Cristo in mano, ma prima dobbiamo viverlo. Non possiamo e non dobbiamo smentire con la vita quanto annunciamo con le labbra!

11°) Il tema dell'immigrazione è fonte di forti contrasti all'interno della società, come ha anche dimostrato il dibattito in merito allo "ius soli", e crea criticità anche all'interno delle comunità cristiane. Spesso ci si critica vicendevolmente di troppa durezza o di troppa ingenuità. Come è possibile affrontare come comunità cristiana un tema così delicato?

Purtroppo, a mio avviso, i contrasti nascono anche dal fatto che il fenomeno non è stato governato in maniera adeguata e per tempo, alimentando paure - che comunque non sono da sottovalutare - e sospetti di malaffare sulla pelle dei rifugiati richiedenti asilo. Purtroppo poi paura e sospetto vengono strumentalizzati dalle opposte sponde politiche.
Come comunità cristiana penso che dobbiamo cercare in tutti i modi di venire incontro a chi chiede aiuto e dobbiamo farlo nel migliore dei modi, garantendo sempre il rispetto della dignità delle persone, il dialogo e l'integrazione. È per me consolante vedere in una nostra parrocchia due giovani africani, giunti in Valle come profughi, servire all'altare come facevano nella loro comunità di provenienza. L'accoglienza per noi deve essere caratterizzata dalla carità evangelica e dallo spirito missionario, cioè dalla consapevolezza di annunciare così Gesù Cristo e il suo Vangelo. La carità non è mai piena se non si apre all'annuncio del dono più grande, Gesù Cristo.

12°) Il tema ha anche implicazioni politiche nel senso alto del termine. Possiamo dire qualcosa?

Certamente. Come cristiani cittadini del nostro Paese dobbiamo anche preoccuparci delle scelte politiche che vengono fatte o che non vengono fatte. Al riguardo segnalo alcune problematiche che a mio giudizio la politica dovrebbe affrontare in maniera efficace e trasparente: la questione della tratta delle persone che sta dietro e dentro al grande movimento migratorio; il governo dei flussi perché da clandestini diventino regolari; la tutela dei diritti umani fondamentali dei migranti in tutte le fasi della migrazione; l'integrazione che non è solo accoglienza, ma anche capacità di creare le condizioni culturali, economiche e sociali perché essa avvenga; tra queste condizioni la politica dovrebbe farsi carico dell'inserimento equilibrato di culture diverse nel nostro Paese, pensando che non si può cambiare il volto di un popolo in maniera astratta, magari in nome di un principio di multiculturalità visto in maniera idealistica o forse ideologica ... In una visione globale del problema la politica dovrebbe anche preoccuparsi dell'impoverimento umano e culturale dei paesi di provenienza di quanti giungono in Europa. In questo senso la Conferenza Episcopale Italiana ha lavorato e messo a disposizione risorse durante l'ultimo Anno santo per difendere il diritto di rimanere nella propria terra. Adesso è in opera un nuovo progetto che si chiama "Liberi di partire, liberi di restare" che cerca di affrontare la questione migratoria in tutta la sua ampiezza e complessità, anche per impedire che i migranti diventino "merce di scambio" tra governi...

13°) Oggi è nuovamente tempo di persecuzioni di cristiani. La libertà religiosa è sempre più minacciata e i cristiani pagano spesso il prezzo più alto, quello della vita, basta pensare alla realtà dell'Iraq o della Siria. Come pastore quali riflessioni sono possibili e come comunità cristiana che cosa si può fare di fronte alla sofferenza dei nostri fratelli?

Purtroppo è sempre tempo di persecuzione dei cristiani. Le statistiche ci dicono che il secolo appena concluso e quello appena iniziato detengono il primato numerico di martiri cristiani. Ciò che colpisce è l'indifferenza e il silenzio dell'Occidente, pur sempre tanto pronto a difendere chiunque quando sono in ballo interessi economici o ideologici. Ma il cristianesimo oggi non rientra né nell'uno né nell'altro di questi ambiti, anzi è voce critica e quindi va messo a tacere, non deve fare notizia. Purtroppo a volte questa indifferenza e silenzio tocca anche noi come Chiesa che non sappiamo reagire, almeno creando la consapevolezza che è in atto una vera e propria battaglia per sradicare la fede cristiana da vaste aree del mondo, alcune delle quali da sempre abitate dai cristiani, anzi cristiane del tutto prima dell'arrivo violento dell'Islam. Questa battaglia comporta l'eliminazione fisica di tanti cristiani anche al fine di costringere gli altri ad emigrare cosa che sta avvenendo come lamentano Patriarchi e Vescovi spesso inascoltati. Proprio per favorire la consapevolezza dei fedeli e più in generale dell'opinione pubblica chiederei a Lei, caro Direttore, di aprire una rubrica dedicata al tema sul nostro settimanale. Essa, attingendo alla stampa libera (principalmente quella missionaria), potrà informarci regolarmente su ciò che accade e dare voce alla testimonianza e agli appelli di pastori e fedeli delle Chiese perseguitate.

14°) L'informazione è un primo passo ...

Aggiungo che noi crediamo anche nella forza della preghiera e che quindi possiamo e dobbiamo pregare di più per i cristiani perseguitati, ma anche cercare di offrire qualcosa per sostenere coloro che resistono o cercano di non abbandonare i loro paesi e forse vedere di accogliere qualcuno di chi è costretto a fuggire. Chiederò in questo senso alla Caritas diocesana di farsi carico di studiare qualche piccolo gesto concreto in questa direzione.

 

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